Essere sè stessi: autenticità ed eudaimonia

06 08 2008

Foto di Wesley Oostvogels

Mano a mano che il tempo passa mi rendo conto sempre di più quanto la deviazione dalla propria vera personalità sia fonte di sofferenza e stress. La vera autorealizzazione e la felicità interiore (che non deve dipendere da fattori esterni) passano attraverso l'accettazione del sè. Quello che rende "magnetiche", assertive e attraenti certe persone è proprio l'autenticità, il riuscire ad esprimersi pienamente senza paura del giudizio altrui.

Troppo spesso invece indossiamo maschere per proteggerci dalle opinioni negative e per paura di non essere accettati. Certo, abbandonando le maschere a qualcuno non piacerai ma sarai indubbiamente più felice. Preferisci una vita frustrante imprigionato dai "personaggi" che hai creato tu stesso per proteggerti dal mondo, o vuoi sperimentare una vita di vera libertà espressiva e pensiero critico?


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Focus, sovraccarico cognitivo e produttività

26 07 2008

Foto di Minette Layne

L'information-overload è un problema recente, acuito a livelli praticamente insostenibili dai mezzi di comunicazione globali sui quali regna internet. Siamo immersi da una quantità di informazioni superiore alla nostra capacità di processarle e assimilarle. Ma sono davvero necessarie tutte queste informazioni? Dovremmo ritornare forse al medioevo de-alfabetizzandoci?

Teoria del pendolo

Credo che quello che stiamo vivendo sia un periodo di assestamento necessario per trovare l'equilibrio. Questo mi porta alla teoria del pendolo (l'idea non è mia): quando si parla di un fenomeno in cui si possono manifestare due estremi (cioè praticamente qualsiasi cosa secondo il wu-wei), per trovare l'equilibrio tra di essi dobbiamo provarli entrambi. Nel nostro caso, dopo una generale alfabetizzazione, abbiamo sorpassato il giusto mezzo e stiamo dirigendoci per direttissima verso l'estremo dell'iper-informazione.

I danni li cominciamo a vedere oggi, ci sono moltissimi esperti, scrittori e scienziati che si sono accorti del fenomeno (tra quali la leggenda vivente Donald Knuth). E' stato scritto anche almeno un libro in proposito ("Distracted: The erosion" di Meggie Jackson).

L'altra faccia dello stesso problema: il multitasking
Tutti quelli che si interessano di produttività e time-management conoscono il "virus" del multitasking, ovvero il voler svolgere più attività allo stesso tempo. Questo porta inevitabilmente a performance nel migliore dei casi mediocri in ogni attività coinvolta. Si ha l'illusione di fare più cose ma è solo un abbaglio.

La soluzione migliore, come sostengono i suddetti esperti, è quella di concentrarsi su un solo lavoro alla volta, a cui dedicare la completa ATTENZIONE.

La chiave di volta: il FOCUS
Il fattore chiave coinvolto in questi problemi è lo stesso: il FOCUS. O come viene più comunemente definita, attenzione. La tua attenzione è una risorsa limitata e le risorse mentali che possediamo (memoria, conoscenze, ragionamento) funzionano e vengono attivate in ogni momento verso una direzione specifica determinata dal focus.

Puoi pensarla come un fascio luminoso: a parità di energia maggiore è l'area illuminata minore sarà la luminosità per unità spaziale. Pensa che un fascio luminoso particolarmente concentrato (un laser) può anche essere in grado di forare lastre metalliche... Inoltre sono sicuro che qualcuno di quelli che leggeranno questo post avranno provato almeno una volta a dar fuoco a un foglio di carta concentrando i raggi del sole su di esso con una lente.

Tornando all'attenzione, maggiori sono le cose tra cui dividi l'attenzione, minori saranno le risorse mentali utilizzate per ognuno e di conseguenza minore sarà il risultato di quello che avremmo potuto ottenere focalizzandoci su uno soltanto alla volta. Senza contare che certi compiti richiedono l'entrare in uno stato mentale chiamato "flusso creativo", nel quale ovviamente possiamo entrare solo concentrando la TOTALITA' della nostra attenzione su un'unica cosa.

Allo stesso modo, quando dividiamo la nostra attenzione tra troppe informazioni, non siamo in grado di allocare le risorse mentali necessarie per capirle appieno e farle fruttare, così ci troviamo a "scorrere" un sacco di roba in modo troppo approssimativo, illudendoci di incrementare la nostra conoscenza. No, la conoscenza richiede attenzione.

A volte il problema, come fa notare Marco Calamari, è che non potendo mettere in campo il lavoro di comprensione e assimilazione necessario finiamo per accettare certe informazioni come vere senza verificarle escludendo tutte le altre che non collimano con la nostra visione della realtà "prefabbricata". L'information-overload può avere come sintomo anche la disattivazione del senso critico... molto male.

La soluzione?
Semplice: fare una cosa alla volta e ridurre il numero di informazioni a cui ci sottoponiamo. Non sono per nulla d'accordo con l'idea dei "tuttologhi" promossa da così tanti giochi a quiz televisivi. Io sono per la qualità sopra la quantità.



Sconfiggere la timidezza

30 05 2008

Foto di arbron

E' stato un grosso problema per me durante la mia infanzia e adolescenza: ero di carattere introverso e per di più timido, una gran brutta combinazione. So cosa significa camminare per strada a testa bassa, e l'alzare lo sguardo spaurito solo per controllare se gli altri ti stanno guardando, con in testa solo la grande preoccupazione di capire cosa pensano di te. Conosco questa sensazione di sentirsi perennemente sotto esame da parte di tutto e tutti, così come la paura paralizzante che un qualsiasi passo falso comporterebbe un giudizio negativo, che appare come un pericolo molto reale...

Di natura molto riflessivo, ho tentato di analizzare il problema sotto vari punti vista per capire quale fosse la causa e come risolverlo. Ho sperimentato molti approcci fino a formarmi una mia idea (forse un pò inusuale) sull'argomento che mi ha portato a superarlo in larga misura.

I molti consigli che ho ricevuto e letto parlavano tutti di scarsa autostima e sicurezza in sè stessi, ma nessuno mi ha mai detto come fare effettivamente a liberarmi di quella pesante zavorra che inibiva la mia capacità di esprimermi liberamente in mezzo agli altri.

Ho già parlato di come la mente sia un formidabile strumento a tua disposizione, e a seconda di come venga usato può essere alternativamente il tuo più grande alleato o il tuo peggior nemico. Ci sono molti punti di vista con i quali si può osservare un problema: alcuni sono positivi e ti permettono di trovare la soluzione migliore, altri sono molto negativi e non fanno che peggiorarlo.Il

Il ruolo dell'autostima e della sicurezza in sè

Ad esempio, nel nostro caso non sono d'accordo nell'enfatizzare così tanto l'autostima e la sicurezza in sè stessi. L'autostima è un prodotto delle proprie azioni, quindi non ci sono tecniche che tengano se non l'esperienza e l'azione diretta. Inoltre, il fatto che la sicurezza in sè stessi sia un fattore tanto determinante non è altro che un mito: le persone veramente sicure sono molto poche, e anche quelle poche non lo sono in ogni momento. Sono due cose importanti certo, ma non sono il fattore primario che può curare la timidezza.

L'effetto più grave del focalizzarsi su di esse però, è che questo comporta un'ammissione implicita di "essere difettosi". Quando dici a te stesso che non hai abbastanza autostima, non stai facendo altro che dire: non valgo abbastanza! Come può questo aiutarti ad essere più sicuro di te?

Oltre l'autostima

No, il problema non è il valore effettivo della tua persona, è la percezione che hai di esso. La soluzione è essere coscienti di un semplice fatto: tu sei ok ADESSO, non sei una macchina difettosa che ha bisogno di pezzi di ricambio. Dentro di te hai già tutto quello che serve, sei una persona con propri interessi, pensieri, emozioni e un carattere che aspetta solo di essere espresso in ogni cosa che fai.

Il vero problema è il focalizzarsi troppo al proprio interno, al vivere nella propria testa creado paure e blocchi che non hanno nessuna attinenza con la realtà. Le relazioni sociali infatti, per essere vissute in modo sano richiedono di spostare la propria attenzione all'esterno verso l'altro.

Immergiti in situazioni sociali, esci dalla tua testa e focalizzati all'esterno, fai esperienza, impara a conosce le altre persone. Il vero processo per eliminare la timidezza consiste nella quotidiana diminuzione non nell'aumento: nel rimuovere gli ostacoli, i pensieri, che ti impediscono di manifestare liberamente la tua personalità.

Il tuo sentirti sempre giudicato, la tua paura di dire o fare la cosa sbagliata, il tuo sentirti a disagio in mezzo ad altre persone per un generale sentimento di inadeguatezza non sono altro che chiari esempi di seghe mentali.

Non barricarti dietro alla scusa dell'introversione: l'introversione è un orientamento psicologico, ma in realtà ognuno ha in sè la capacità di dirigere la prorpia attenzione all'esterno o all'interno di sè, quello che cambia è solo quello che si tende a fare normalmente. Tu puoi scegliere in ogni momento a cosa prestare attenzione.

In breve: tu sei ok adesso, perciò vivi nel presente!

Un'antica tecnica in aiuto

La tecnica di cui parlo è la meditazione, o come sarebbe più preciso chiamarla "contemplazione". Non è altro che un modo di essere in cui si esercita il controllo sulla propria mente in modo da poter vedere il mondo per come veramente è, non come ci appare filtrato attraverso innumerevoli convinzioni, condizionamenti e punti di vista parziali. In altre parole significa imparare a guardare ciò che ci circonda facendo fuori quei blocchi di cui parlavo prima, che è proprio quello che volevamo!

Non posso dilungarmi troppo sull'argomento, ma posso indicarti un paio di ottimi punti di partenza: "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita" di Giulio C. Giacobbe e "Dovunque tu vada, ci sei già" di Jon Kabat-Zinn. Di solito non dò consigli sui libri, ma questi due sono davvero ottimi (e non prendo soldi da nessuno per dirlo).

Ultime parole

Non pretendo certo di avere la parola definitiva su un argomento tanto vasto come timidezza, nè tantomento di essere riuscito a comunicare tutto ciò che intendevo dire. Anzi, ci sarebbe state tante e tali cose da dire che questo post mi avrebbe preso un sacco di tempo e sarebbe stato piuttosto lungo... ammesso che fossi stato capace di organizzare tutti i miei pensieri in modo comprensibile a tutti.

In ogni caso spero di essere riuscito a farti riflettere e a darti un punto di partenza per raggiungere la libertà di essere te stesso senza la paura dell'opinione degli altri, questa è la cosa più importate!



Prendere decisioni e fiducia in sè stessi

15 05 2008


Foto di James Gordon

Ho già scritto a proposito delle seghe mentali, e di come il liberarsene spalanchi le porte per quella serenità e pace della mente che tutti cerchiamo. Ho già parlato di come per trovarla sia necessario accettarsi e vivere nel presente senza lasciare che la mente vaghi incontrollata nel passato o nel futuro, altrimenti si corre il rischio (molto reale) di perdere il contatto con la Realtà (che esiste solamente nel presente).

Il problema, da una parte si presenta quando pensiamo ossessivamente al passato (fino a sfociare alla depressione nei casi più gravi), dall'altra quando invece pensiamo ossessivamente al futuro cercando di pianificarlo in ogni minimo dettaglio. Io sono soggetto (come moltissimi altri) a questo tipo di problema, ma per un certo periodo di diversi anni fa ho capito questo stesso concetto in maniera intuitiva e ho avuto un assaggio di quella che posso solo definire come serenità. Poi l'ho dimenticato... fino ad ora, che sono riuscito anche a capirlo a livello cosciente.

La chiave è prendere decisioni quando è il momento. Attenzione, non sto dicendo che non bisogna pianificare il futuro (fino ad un certo punto è consigliabile), ma solo che il cercare di organizzarlo in ogni minimo dettaglio è solo fonte di frustrazione. Non solo, è anche perfettamente inutile perchè ci sono così tanti fattori in gioco che per concepire un piano decente siamo costretti ad assumere le condizioni in cui ci troveremo, per poi venire puntualmente smentiti dalla realtà. Se hai mai provato a prepararti un discorso da fare ad una persona sai quello che intendo...

Secondo me, un modo sano di prendere decisioni è quello di limitare la pianificazione a stabilire la direzione in cui si vuole andare per poi risolvere i problemi mano a mano che si presentano, al momento.

Il tutto si riconduce al concetto di fiducia in sè stessi, che significa non sentire troppo il bisogno di pianificare o di iperanalizzare il passato, nel sapere che quando verrà il momento saprai prendere la decisione migliore e che, in ultima analisi, ogni giorno sarai comunque una persona migliore del precedente.

L'avere questa consapevolezza e il liberarsi del pensiero ossessivo è un ottimo modo per trovare la pace della mente che sola ti permette di esprimere tutto il tuo potenziale.

"Il fatto è che non è il pensiero che può risolvere un problema reale, ma soltanto l’azione."
G.C.Giacobbe (Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita)




Qualcuno con cui parlare

22 04 2008


Un'altra di quelle cose ovvie per qualcuno, e totalmente oscure ad altre: parlare con qualcuno delle proprie preoccupazioni può essere di grande conforto.

Personalmente la mia tendenza (ancora adesso perlopiù) è quella di cavarmela da solo senza coinvolgere altre persone, solo dopo molto tempo ho capito che anche per il solo fatto di parlarne i problemi si ridimensionano da soli, senza contare l'importante fatto che una persona fidata può consigliarti.

In generale, la tendenza a tenersi dentro i problemi è comune tra gli uomini mentre le donne tendono ad aprirsi con gli altri. Da un punto di vista biochimico questo è dovuto al fatto che l'ossitocina (l'ormone dello stress che ha un effetto calmante e spinge a cercare gli altri) è prodotta in quantità maggiore dalle donne. Non solo, gli estrogeni (gli ormoni sessuali femminili) accentuano l'effetto dell'ossitocina, mentre gli androgeni (gli ormomi sessuali maschili) invece ne limitano l'efficacia.

In ogni caso l'efficacia del conforto di persone care è indubbio, per cui anche se sei il classico lupo solitario sappi che hai questa grande opportunità se lo desideri.


Azione e Stato

18 04 2008

Con stato intendo il tuo stato psico-fisico, come ti senti, il tuo umore e tutto il resto. Sarai d'accordo con me quando dico che il tuo stato interiore influenza tutto quello che fai: se stai bene con te stesso e sei di buon umore hai una marcia in più nel fare quello che devi, mentre se sei depresso o di malumore invece sarai meno avvantaggiato.

Se da una parte lo stato influenza l'azione, l'azione non dipende dallo stato. Per alcuni può suonare ovvio, per altri (compreso me) è una distinzione che non era molto chiara. Il rimandare qualcosa perchè non ci si sente "in vena" molte volte è solo una scusa per crogiolarsi nell'apatia. O almeno, è vero per me. 



Il potere della siesta: più felici, in salute e produttivi!

26 02 2008


Foto di rahego

Ormai è scientificamente provato: farsi una dormita di 20 minuti durante la giornata aumenta la vigilanza e la produttività. Inoltre, la siesta contribuisce a migliorare l'umore. Questa la conclusione del Dr. William Anthony, del Center for Psychiatric Rehabilitation all'Università di Boston.

Oltre all'evidenza dei vantaggi cognitivi di una dormita pomeridiana, quali un picco di energia che può durare anche diverse ore, ci sono anche prove di vantaggi sulla salute fisica: secondo uno studio di sei anni su adulti greci, il fare una siesta almeno tre volte a settimana riduce il rischio di decesso correlato malattie cardiache. Perciò non sentirti in colpa quando senti il bisogno di un breve riposo durante il giorno, prenditi pure una ventina di minuti e fatti una dormita!

Per farti capire che si tratta di una cosa seria, il giovane bachiere Arshad Chowdhury ha fondato la compagnia MetroNaps, che fornisce servizi di "mitigazione della fatica" per compagnie piccole e grandi, tra cui l'installazione di futuristiche sedie-letto. Tra i suoi clienti figurano anche Google e Cisco...



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