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    <title>La Via SenzaNome</title>
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    <description>Non cercare di seguire le orme dei saggi, cerca ciò che essi cercavano.</description>
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    <pubDate>Fri, 08 Aug 2008 17:48:44 GMT</pubDate>

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    <title>Essere sè stessi: autenticità ed eudaimonia</title>
    <link>http://viasenzanome.com/archives/90-Essere-se-stessi-autenticita-ed-eudaimonia.html</link>
            <category>Psicologia</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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<p><!-- s9ymdb:70 --><img src="http://viasenzanome.com/uploads/mirror_child.jpg" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px; width: 214px; height: 294px;" /><font size="1"></font></p><p><font size="1">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/higashitori/" title="Wesley oostvogels su Flickr">Wesley Oostvogels</a></font></p><p>Mano a mano che il tempo passa mi rendo conto sempre di più quanto la deviazione dalla propria vera personalità sia fonte di sofferenza e stress. <b>La vera autorealizzazione e la felicità interiore (che non deve dipendere da fattori esterni) passano attraverso l'<a href="http://viasenzanome.com/archives/20-Zen-La-rana-e-lo-scorpione.html" title="Zen: La rana e lo scorpione">accettazione del sè</a></b>. Quello che rende &quot;magnetiche&quot;, assertive e attraenti certe persone è proprio l'autenticità, il riuscire ad esprimersi pienamente senza paura del giudizio altrui.</p><p>Troppo spesso invece indossiamo maschere per proteggerci dalle opinioni negative e per paura di non essere accettati. Certo, abbandonando le maschere a qualcuno non piacerai ma sarai indubbiamente più felice. <b>Preferisci una vita frustrante imprigionato dai &quot;personaggi&quot; che hai creato tu stesso per proteggerti dal mondo, o vuoi sperimentare una vita di vera <a href="http://viasenzanome.com/archives/81-Essere-se-stessi.html" title="Essere sè stessi">libertà espressiva</a> e pensiero critico?</b></p> <br /><a href="http://viasenzanome.com/archives/90-Essere-se-stessi-autenticita-ed-eudaimonia.html#extended">Continua a leggere "Essere sè stessi: autenticità ed eudaimonia"</a>
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    <pubDate>Wed, 06 Aug 2008 14:55:30 +0200</pubDate>
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    <title>Focus, sovraccarico cognitivo e produttività</title>
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            <category>Psicologia</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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<p><!-- s9ymdb:27 --><img width="365" height="238" src="http://viasenzanome.com/uploads/focus_reading.jpg" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" /><font size="1"></font></p><p><font size="1">Foto di <a href="http://flickr.com/photos/minette_layne/" title="Minette Layne su Flickr">Minette Layne</a></font></p><p>L'<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sovraccarico_cognitivo" title="Information overload">information-overload</a> è un problema recente, acuito a livelli praticamente insostenibili dai mezzi di comunicazione globali sui quali regna internet. <b>Siamo immersi da una quantità di informazioni superiore alla nostra capacità di processarle e assimilarle</b>. Ma sono davvero necessarie tutte queste informazioni? Dovremmo ritornare forse al medioevo de-alfabetizzandoci?<br /><b><font size="4"><br />Teoria del pendolo</font></b><br />Credo che quello che stiamo vivendo sia un periodo di assestamento necessario per trovare l'equilibrio. Questo mi porta alla <i>teoria del pendolo</i> (l'idea non è mia): <b>quando si parla di un fenomeno in cui si possono manifestare due estremi</b> (cioè praticamente qualsiasi cosa secondo il wu-wei), <b>per trovare l'equilibrio tra di essi dobbiamo provarli entrambi</b>. Nel nostro caso, dopo una generale alfabetizzazione, abbiamo sorpassato il giusto mezzo e stiamo dirigendoci per direttissima verso l'estremo dell'iper-informazione.<br /><br />I danni li cominciamo a vedere oggi, ci sono <a href="http://www.downloadblog.it/post/4377/information-overload-quando-il-troppo-stroppia" title="Post su download blog">moltissimi</a> <a href="http://www.lifehack.org/articles/productivity/dealing-with-information-overload.html" title="Post su Lifehack">esperti</a>, scrittori e scienziati che si sono accorti del fenomeno (tra quali la leggenda vivente <a href="http://feeds.feedburner.com/~r/StudyHacks/~3/338299678/" title="Post su StudyHacks">Donald Knuth</a>). E' stato scritto anche almeno un libro in proposito (&quot;Distracted: The erosion&quot; di Meggie Jackson).</p><p><b><font size="4">L'altra faccia dello stesso problema: il multitasking</font></b><br />Tutti quelli che si interessano di produttività e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Time_management" title="Time management su wikipedia">time-management</a> conoscono il &quot;virus&quot; del multitasking, ovvero il voler svolgere più attività allo stesso tempo. Questo porta inevitabilmente a performance nel migliore dei casi mediocri in ogni attività coinvolta. Si ha l'illusione di fare più cose ma è solo un abbaglio.<br /><br /><b>La soluzione migliore, come sostengono i suddetti esperti, è quella di concentrarsi su un solo lavoro alla volta, a cui dedicare la completa ATTENZIONE.</b><br /><br /><b><font size="4">La chiave di volta: il FOCUS</font></b><br />Il fattore chiave coinvolto in questi problemi è lo stesso: il FOCUS. O come viene più comunemente definita, attenzione. <b>La tua attenzione è una risorsa limitata e le risorse mentali che possediamo (memoria, conoscenze, ragionamento) funzionano e vengono attivate in ogni momento verso una direzione specifica determinata dal focus.</b><br /><br />Puoi pensarla come un fascio luminoso: a parità di energia maggiore è l'area illuminata minore sarà la luminosità per unità spaziale. Pensa che un fascio luminoso particolarmente concentrato (un laser) può anche essere in grado di forare lastre metalliche... Inoltre sono sicuro che qualcuno di quelli che leggeranno questo post avranno provato almeno una volta a dar fuoco a un foglio di carta concentrando i raggi del sole su di esso con una lente. <br /><br />Tornando all'attenzione, <b>maggiori sono le cose tra cui dividi l'attenzione, minori saranno le risorse mentali utilizzate per ognuno e di conseguenza minore sarà il risultato di quello che avremmo potuto ottenere focalizzandoci su uno soltanto alla volta</b>. Senza contare che certi compiti richiedono l'entrare in uno stato mentale chiamato &quot;flusso creativo&quot;, nel quale ovviamente possiamo entrare solo concentrando la TOTALITA' della nostra attenzione su un'unica cosa.<br /><br />Allo stesso modo, <b>quando dividiamo la nostra attenzione tra troppe informazioni, non siamo in grado di allocare le risorse mentali necessarie per capirle appieno e farle fruttare</b>, così ci troviamo a &quot;scorrere&quot; un sacco di roba in modo troppo approssimativo, illudendoci di incrementare la nostra conoscenza. No, la conoscenza richiede attenzione. <br /><br />A volte il problema, come fa notare <a href="http://punto-informatico.it/2369305/PI/Commenti/cassandra-crossing-infolabili.aspx" title="Commento su pi.it">Marco Calamari</a>, è che non potendo mettere in campo il lavoro di comprensione e assimilazione necessario finiamo per accettare certe informazioni come vere senza verificarle escludendo tutte le altre che non collimano con la nostra visione della realtà &quot;prefabbricata&quot;. <b>L'information-overload può avere come sintomo anche la disattivazione del senso critico... molto male.</b><br /><br /><b><font size="4">La soluzione?</font></b><br /><b>Semplice: fare una cosa alla volta e ridurre il numero di informazioni a cui ci sottoponiamo</b>. Non sono per nulla d'accordo con l'idea dei &quot;tuttologhi&quot; promossa da così tanti giochi a quiz televisivi. <b>Io sono per la <i>qualità</i> sopra la <i>quantità</i>.</b></p><br />
 
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    <pubDate>Sat, 26 Jul 2008 21:29:20 +0200</pubDate>
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    <title>Lettura Produttiva: Atto II</title>
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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<p><!-- s9ymdb:69 --><img width="252" height="182" style="border: 0px none ; float: left; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/highlight_book.jpg" /></p><p>Integro il post precedente con alcune ottime idee di Brad Bollenbach dal suo <a href="http://30sleeps.com/blog/2008/07/14/how-to-read-a-book/" title="How to read a book">30 sleeps</a>.<br /><br />Come ho già <a href="http://viasenzanome.com/archives/86-Lettura-Produttiva.html" title="Lettura produttiva">detto</a>, l'atteggiamento è importante quando si legge un libro da cui ti aspetti di acquisire nuove capacità e soluzioni: <b>non basta leggere, bisogna <i>assimilare</i> e <i>applicare</i></b>. Brad suggerisce un'analogia con i computer: in un computer, prima si immettono dei dati (ad esempio digitandoli con la tastiera, la macchina procederà poi ad elaborarli e fornire degli altri dati in output come risultato. Il processo di apprendimento non è dissimile: oltre ad acquisire nuovi dati attraverso la lettura, dobbiamo elaborarli (assimilarli) e tradurli in output (azioni). Perchè in ultima analisi il valore di un'informazione si misura in base a quanto è utile in pratica, un concetto senza nessuna applicazione pratica non è altro che una <a href="http://viasenzanome.com/archives/35-Come-smettere-di-farsi-le-seghe-mentali....html" title="Come smettere di farsi le seghe mantali...">sega mentale</a>. <b>L'obbiettivo è quello di estrarre il maggior valore possibile da quello che leggi.</b><br /><br /><b><font size="4">Slow-Reading (Input)</font></b><br />Di conseguenza non devi misurare la tua produttività come lettore in base al numero di libri che hai letto, ma in base a quanto valore ne hai tratto, quanto quello che leggi ha cambiato e migliorato la tua vita. Lascia perdere lo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Speed_reading" title="Speed reading su wikipedia [EN]">speed-reading</a> e coltiva lo <i><b>slow-reading</b></i>.<br /><br /><b>Il modo migliore per trarne valore è quello di CONCENTRARSI su un solo libro alla volta</b> e usarlo per espandere i tuoi orizzonti mentali. <b>Leggi lentamente e con attenzione</b>. Portalo dovunque vai, <b>leggilo, respiralo, vivilo. Immergiti totalmente nell'argomento e portalo nella tua vita di tutti i giorni.</b><br /><br />Sii curioso, poniti molte domande su quello che stai leggendo: qual'è il problema che intendo risolvere? Qual'è la soluzione che propone l'autore? Quali sono i suoi vantaggi? E gli svantaggi?</p><p><b><font size="4">Estrarre le idee principali (Elaborazione)</font></b><br /><b>Una volta letto e assimilato i concetti, estrai le idee principali</b> (prova con tre, ma puoi naturalmente variare il numero in base alle esigenze). Puoi scriverli in forma di punti, o anche in modo più prosaico, l'importante è usare le proprie parole. <b>A questo punto stai elaborando una visione d'insieme di quello che hai letto</b>, il che naturalmente è molto importante.<br /><br />Potresti raccogliere queste &quot;visioni d'insieme&quot; in modo da poterle guardare anche dopo mesi e ricordarti a grandi linee il contenuto del libro. Potresti scriverle su carta e raccoglierle tutte insieme, oppure scrivere su pc e raccogliere tutto in un piccolo database.<br /><br /><b>Questa è lettura attiva</b>.</p><p><b><font size="4">Agisci (Output)</font></b><br />L'obbiettivo finale: l'azione informata. <b>Agisci immediatamente in base a quello che leggi, fai gli esercizi se ce ne sono, metti in pratica subito.</b><br /><br />Compila liste di cose da fare mentre leggi e sfruttale subito. Sperimenta.<br /><br />Se i risultati non sono ottimi è normale: ritenta e rileggi, ripensa a quello che hai imparato.</p><br />
 
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    <pubDate>Fri, 18 Jul 2008 13:23:38 +0200</pubDate>
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    <title>Lettura Produttiva</title>
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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<p><!-- s9ymdb:69 --><img width="252" height="182" style="border: 0px none ; float: left; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/highlight_book.jpg" /></p><p>La lettura può essere molto piacevole e può dare moltissimo sia in termini di informazioni che di emozioni, soprattutto in questo periodo in cui per molti ci sono le ferie. C'è persino qualcuno che la definisce come &quot;cibo per la mente&quot;, e io non posso che essere d'accordo. Ma <b>ci sono modi corretti e modi scorretti di leggere un libro</b> (e in genere qualsiasi cosa scritta).</p><p><b><font size="4">Atteggiamento</font></b><br />Prima di tutto dobbiano riconoscere che <b>esistono generi diversi di letteratura</b>, scritti per diversi scopi e in modi diversi. Per esempio un romanzo può benissimo essere letto sotto l'ombrellone o sotto le coperte prima di addormentarsi, si tratta di letteratura di svago (e dicendo questo non intendo sminuire questa forma d'arte, che anzi è indispensabile). <b>Ma quando parliamo di saggi e in generale di non-fiction</b> (su cui mi concentrerò in questo post), <b>allora dalla lettura ci prefiggiamo uno scopo diverso</b>.</p><p>Qui l'atteggiamento che dobbiamo avere per ricavarne veramente qualcosa deve essere necessariamente diverso da quello che abbiamo quando leggiamo un romanzo. Quando abbiamo tra le mani un libro, per esempio di sviluppo personale, sono essenzialmente due gli atteggiamenti che possiamo avere: o trattiamo la lettura come un normale romanzo (in questo caso stai leggendo questo libro solo per sentirti meglio con te stesso e avere l'<a href="http://viasenzanome.com/archives/54-Il-kung-fu-della-vita.html" title="Il Kung Fu della vita">illusione</a> di fare qualcosa), <b>oppure sei consapevole di avere uno scopo e ti aspetti di ricavare veramente qualcosa, di acquisire nuovi strumenti per modellare la tua vita al meglio</b>.</p><p><b>In breve, devi avere uno scopo (quello di ricavare qualcosa di concreto e pratico) da raggiungere in modo attivo. Qui la parola d'ordine è <i>lettura attiva</i>.</b></p><p><b><font size="4">Lettura Attiva</font></b><br />Leggere un maniera attiva uno scritto significa essenzialmente due cose: <b>comprenderlo e metterlo a frutto</b>.</p><p>Per la comprensione, dobbiamo elaborare quello che leggiamo e gli strumenti a disposizione sono molteplici:</p><ul><li><b>Evidenziare i punti chiave</b>: non aver paura di sottolineare, attaccare post-it o scrivere note a margine</li><li><b>Prendere appunti</b>: rielaborare i concetti con le proprie parole è molto utile</li><li><b>Insegnarlo</b>: un'estensione del punto precedente, ti costringe a elaborare quello che leggi con le tue parole, inoltre ti permette di capire se ci sono concetti che non hai compreso appieno</li><li><b>Fai attenzione alla struttura del testo</b>: come il testo è organizzato può rivelare molte informazioni sul modo di vedere l'argomento dell'autore</li><li><b>Prenditi un momento per riflettere</b>: non avere fretta di terminare leggendo tutto d'un fiato, ogni tanto prenditi due minuti per pensare a quello che hai letto e &quot;digerirlo&quot;</li></ul><p>Per il mettere in pratica, <a title="How to read a business book" href="http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2008/05/how-to-read-a-b.html">Seth Godin</a> propone di <b>affiancare (o eventualmente sostituire) agli appunti una lista di cose da fare</b>. Questo ti fa entrare precisamente nell'ordine di idee di fare qualcosa dopo la lettura del testo, in questo modo <b>quando trovi un modo di applicare quello che c'è scritto o hai bisogno di ulteriori informazioni, scrivi un punto nella tua lista e rispettala</b>.</p><p><b><font size="4">Se non ti ispira</font></b><br />Può darsi che il libro che stai leggendo non ti ispiri, può darsi che fai fatica a leggerlo ma ti costringi comunque ad andare avanti per finirlo. <b>Lascia perdere, è uno spreco di tempo</b>. Può darsi che non ti sia veramente utile, o che magari non ti sia utile ora: mi è capitato più di qualche volta di mettere da parte un libro per poi riprenderlo in mano con entusiasmo più avanti e divorarlo.</p><p>Il tuo tempo è prezioso, così come lo è la tua attenzione. Se ti senti costretto a finire in ogni caso ogni libro che cominci e ti senti in colpa se lo metti da parte, <b>segui la <i>regola delle 50 pagine</i>: leggi le prime 50 pagine di un libro, e se non ti &quot;prende&quot;, mettilo da parte senza farti troppi problemi.</b> Potrai riprenderlo più avanti come no, quello che conta è che hai lasciato del tempo in più per leggere ciò che ti stimola veramente.</p><br /><br />
 
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    <pubDate>Tue, 15 Jul 2008 17:23:31 +0200</pubDate>
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    <title>Usa la testa!</title>
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<p><!-- s9ymdb:66 --><img width="293" height="360" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/brain.jpg" /></p><p><font size="1">Foto di <a title="gaetan lee su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/gaetanlee/">gaetan lee</a></font></p><p>Il cervello è lo strumento più potente a nostra disposizione e tristemente anche quello solitamente trascurato dai più. <b>Troppo spesso le risposte ai problemi che ci troviamo di fronte non sono altro che risposte preconfezionate</b>, vuoi per influenze esterne, vuoi per pigrizia mentale.<br /><br />Io propongo di riprendere l'<b><i>abitudine</i> di utilizzare il proprio cervello</b> ogni volta che ne abbiamo l'occasione: ogni problema che ti si presenta, domandati &quot;come posso fare per risolverlo?&quot;. <br /><br />Se prendi questa abitudine <b>ti accorgerai di quanto spesso siamo vittime inconsapevoli della pigrizia</b>, vedrai che la gente molto spesso invece di usare la testa si guarda intorno con lo sguardo smarrito in cerca della risposta invece che trovarla con le proprie forze. E il bello è che queste persone credono di prendere le decisioni da soli!</p><p>Non che ci sia nulla di male nell'utilizzare idee ed esperienze altrui <u><i>quando funzionano</i></u>, <b>il guaio è quando non ce ne rendiamo conto e diventiamo incapaci di formulare pensieri propri.</b><br /><br />Parole d'ordine: <b><a title="Come diventare un libero pensatore" href="http://viasenzanome.com/archives/6-Story-Come-diventare-un-libero-pensatore.html">pensiero critico</a>, usa la testa</b>!</p><br />
 
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    <pubDate>Sat, 07 Jun 2008 19:21:02 +0200</pubDate>
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    <category>abitudini</category>
<category>consapevolezza</category>
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    <title>Sconfiggere la timidezza</title>
    <link>http://viasenzanome.com/archives/84-Sconfiggere-la-timidezza.html</link>
            <category>Psicologia</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <br />
<p><!-- s9ymdb:19 --><img width="380" height="248" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/charisma_speaker.jpg" /><font size="1"></font></p><p><font size="1">Foto di <a title="arbron su Flickr" href="http://flickr.com/photos/arbron/">arbron</a></font></p><p>E' stato un grosso problema per me durante la mia infanzia e adolescenza: ero di carattere introverso e per di più timido, una gran brutta combinazione. So cosa significa camminare per strada a testa bassa, e l'alzare lo sguardo spaurito solo per controllare se gli altri ti stanno guardando, con in testa solo la grande preoccupazione di capire cosa pensano di te. Conosco questa sensazione di sentirsi perennemente sotto esame da parte di tutto e tutti, così come la paura paralizzante che un qualsiasi passo falso comporterebbe un giudizio negativo, che appare come un pericolo molto reale... </p><p>Di natura molto riflessivo, ho tentato di analizzare il problema sotto vari punti vista per capire quale fosse la causa e come risolverlo. Ho sperimentato molti approcci fino a formarmi una mia idea (forse un pò inusuale) sull'argomento che mi ha portato a superarlo in larga misura.</p><p>I molti consigli che ho ricevuto e letto parlavano tutti di scarsa autostima e sicurezza in sè stessi, ma <b>nessuno mi ha mai detto come fare effettivamente a liberarmi di quella pesante zavorra</b> che inibiva la mia capacità di esprimermi liberamente in mezzo agli altri. </p><p>Ho già parlato di come <b>la <a href="http://viasenzanome.com/archives/31-Il-software-della-mente.html" title="Il software della mente">mente</a></b> sia un formidabile strumento a tua disposizione, e a seconda di come venga usato <b>può essere alternativamente il tuo più grande alleato o il tuo peggior nemico</b>. Ci sono molti punti di vista con i quali si può osservare un problema: alcuni sono positivi e ti permettono di trovare la soluzione migliore, altri sono molto negativi e non fanno che peggiorarlo.Il </p><p><font size="4"><b>Il ruolo dell'autostima e della sicurezza in sè</b></font></p><p>Ad esempio, nel nostro caso non sono d'accordo nell'enfatizzare così tanto l'autostima e la sicurezza in sè stessi. <b>L'autostima è un prodotto delle proprie azioni</b>, quindi non ci sono tecniche che tengano se non <b>l'esperienza e l'azione diretta</b>. Inoltre, il fatto che la sicurezza in sè stessi sia un fattore tanto determinante non è altro che un mito: <b>le persone veramente sicure sono molto poche, e anche quelle poche non lo sono in ogni momento</b>. Sono due cose importanti certo, ma non sono il fattore primario che può curare la timidezza.</p><p><b>L'effetto più grave del focalizzarsi su di esse però, è che questo comporta un'ammissione implicita di &quot;essere difettosi&quot;</b>. Quando dici a te stesso che non hai abbastanza autostima, non stai facendo altro che dire: non valgo abbastanza! Come può questo aiutarti ad essere più sicuro di te? </p><p><b><font size="4">Oltre l'autostima</font></b></p><p>No, <b>il problema non è il valore effettivo della tua persona, è la percezione che hai di esso</b>. La soluzione è essere coscienti di un semplice fatto: <b>tu sei ok ADESSO</b>, non sei una macchina difettosa che ha bisogno di pezzi di ricambio. <b>Dentro di te hai già tutto quello che serve</b>, sei una persona con propri interessi, pensieri, emozioni e un carattere che aspetta solo di essere espresso in ogni cosa che fai.</p><p><b>Il vero problema è il focalizzarsi troppo al proprio interno</b>, al vivere nella propria testa creado paure e blocchi che non hanno nessuna attinenza con la realtà. Le relazioni sociali infatti, per essere vissute in modo sano richiedono di spostare la propria attenzione all'esterno verso l'altro.</p><p><b>Immergiti in situazioni sociali, esci dalla tua testa e focalizzati all'esterno, fai esperienza, impara a conosce le altre persone</b>. Il vero processo per eliminare la timidezza consiste nella quotidiana diminuzione non nell'aumento: nel rimuovere gli ostacoli, i pensieri, che ti impediscono di manifestare liberamente la tua personalità.</p><p>Il tuo sentirti sempre giudicato, la tua paura di dire o fare la cosa sbagliata, il tuo sentirti a disagio in mezzo ad altre persone per un generale sentimento di inadeguatezza non sono altro che chiari esempi di <a href="http://viasenzanome.com/archives/35-Come-smettere-di-farsi-le-seghe-mentali....html" title="Come smettere di farsi le seghe mentali...">seghe</a> <a href="http://viasenzanome.com/archives/82-Prendere-decisioni-e-fiducia-in-se-stessi.html" title="Prendere decisioni e fiducia in sè stessi">mentali</a>. </p><p>Non barricarti dietro alla scusa dell'introversione: l'introversione è un orientamento psicologico, ma in realtà ognuno ha in sè la capacità di dirigere la prorpia attenzione all'esterno o all'interno di sè, quello che cambia è solo quello che si tende a fare normalmente. <b>Tu puoi scegliere in ogni momento a cosa prestare attenzione</b>.</p><p>In breve: <b>tu sei ok adesso, perciò vivi nel <a href="http://viasenzanome.com/archives/77-La-zuppa-calda.html" title="La zuppa calda">presente</a></b>! </p><p><b><font size="4">Un'antica tecnica in aiuto</font></b></p><p>La tecnica di cui parlo è <b>la meditazione</b>, o come sarebbe più preciso chiamarla &quot;contemplazione&quot;. Non è altro che <b><i>un modo di essere</i> in cui si esercita il controllo sulla propria mente in modo da poter vedere il mondo per come veramente è, non come ci appare filtrato attraverso innumerevoli convinzioni, condizionamenti e punti di vista parziali</b>. In altre parole significa imparare a guardare ciò che ci circonda facendo fuori quei blocchi di cui parlavo prima, che è proprio quello che volevamo!</p><p>Non posso dilungarmi troppo sull'argomento, ma posso indicarti un paio di ottimi punti di partenza: <i>&quot;Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita&quot;</i> di Giulio C. Giacobbe e <i>&quot;Dovunque tu vada, ci sei già&quot;</i> di Jon Kabat-Zinn. Di solito non dò consigli sui libri, ma questi due sono davvero ottimi (e non prendo soldi da nessuno per dirlo). </p><p><b><font size="4">Ultime parole</font></b></p><p>Non pretendo certo di avere la parola definitiva su un argomento tanto vasto come timidezza, nè tantomento di essere riuscito a comunicare tutto ciò che intendevo dire. Anzi, ci sarebbe state tante e tali cose da dire che questo post mi avrebbe preso un sacco di tempo e sarebbe stato piuttosto lungo... ammesso che fossi stato capace di organizzare tutti i miei pensieri in modo comprensibile a tutti. </p><p>In ogni caso spero di essere riuscito a farti riflettere e a darti un punto di partenza per raggiungere la libertà di essere te stesso senza la paura dell'opinione degli altri, questa è la cosa più importate!</p><br />
 
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    <pubDate>Fri, 30 May 2008 18:26:51 +0200</pubDate>
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    <title>Semplicità</title>
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            <category>La Via</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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<p><!-- s9ymdb:65 --><img width="429" height="315" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/thinking.jpg" /><font size="1"></font><font size="1"></font></p><p><font size="1">Foto di <a title="desi.italy su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/desiitaly/">desi.italy</a></font></p><p>Le persone cercano e presuppongono la complessità, così quando si trovano di fronte a qualcosa di semplice, pensano che sia complicata e generano tutta una serie di teorie convolute che in pratica non funzionano, quando <b>invece basterebbe accettare la realtà e fare qualcosa di semplice per risolvere il problema</b>.<br /><br />Quando Leonardo Da Vinci diceva &quot;la semplicità è la sofisticazione ultima&quot; si riferiva al processo di scoperta e comprensione di qualunque fatto della vita: si parte con una teoria semplice, quando si rivela inadeguata la si modifica e arricchisce sempre di più per inglobare nuove evidenze sperimentali fino a quando non si comincia a semplificare tornando ad <b>una teoria semplice</b> ma questa volta <b>corretta, elegante, e senza fronzoli</b> che va dritta al cuore del problema.<br /><br />In pratica questo cosa comporta? Ogni volta che ti si presenta un problema, <b>fermati e pensaci su</b>. Potrebbe darsi che ci sia una soluzione a portata di mano molto semplice ma che in prima battuta non hai visto (forse perchè non volevi vederla).</p><br />
 
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    <pubDate>Sat, 24 May 2008 15:18:25 +0200</pubDate>
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    <title>Prendere decisioni e fiducia in sè stessi</title>
    <link>http://viasenzanome.com/archives/82-Prendere-decisioni-e-fiducia-in-se-stessi.html</link>
            <category>Psicologia</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <br />
<p><!-- s9ymdb:64 --><img width="401" height="314" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/f22_raptor.jpg" /><br /><font size="1">Foto di <a title="James Gordon su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/jamesdale10/">James Gordon</a></font></p><p>Ho già scritto a proposito delle <a title="Come smettere di farsi le seghe mentali..." href="http://viasenzanome.com/archives/35-Come-smettere-di-farsi-le-seghe-mentali....html">seghe mentali</a>, e di come il liberarsene spalanchi le porte per quella <i>serenità</i> e <i>pace della mente</i> che tutti cerchiamo. Ho già parlato di come per trovarla sia necessario <a title="Essere sè stessi" href="http://viasenzanome.com/archives/81-Essere-se-stessi.html">accettarsi</a> e <a title="La zuppa calda" href="http://viasenzanome.com/archives/77-La-zuppa-calda.html">vivere nel presente</a> senza lasciare che la mente vaghi incontrollata nel passato o nel futuro, altrimenti si corre il rischio (molto reale) di perdere il contatto con la Realtà (che esiste solamente nel presente).</p><p><b>Il problema, da una parte si presenta quando pensiamo ossessivamente al passato</b> (fino a sfociare alla depressione nei casi più gravi), <b>dall'altra quando invece pensiamo ossessivamente al futuro cercando di pianificarlo in ogni minimo dettaglio</b>. Io sono soggetto (come moltissimi altri) a questo tipo di problema, ma per un certo periodo di diversi anni fa ho capito questo stesso concetto in maniera intuitiva e ho avuto un assaggio di quella che posso solo definire come serenità. Poi l'ho dimenticato... fino ad ora, che sono riuscito anche a capirlo a livello cosciente.</p><p><b>La chiave è prendere decisioni quando è il momento.</b> Attenzione, non sto dicendo che non bisogna pianificare il futuro (fino ad un certo punto è consigliabile), ma solo che il cercare di organizzarlo in ogni minimo dettaglio è solo fonte di frustrazione. <b>Non solo, è anche perfettamente inutile</b> perchè ci sono così tanti fattori in gioco che per concepire un piano decente siamo costretti ad <i>assumere</i> le condizioni in cui ci troveremo, per poi venire puntualmente smentiti dalla realtà. Se hai mai provato a prepararti un discorso da fare ad una persona sai quello che intendo...</p><p><b>Secondo me, un modo sano di prendere decisioni è quello di limitare la pianificazione a stabilire la direzione in cui si vuole andare per poi risolvere i problemi mano a mano che si presentano, al momento.</b> </p><p>Il tutto si riconduce al concetto di fiducia in sè stessi, che significa <b>non sentire troppo il bisogno di pianificare o di iperanalizzare il passato, nel sapere che quando verrà il momento saprai prendere la decisione migliore e che, in ultima analisi, ogni giorno sarai comunque una persona migliore del precedente.</b></p><p>L'avere questa consapevolezza e il liberarsi del pensiero ossessivo è un ottimo modo per trovare la pace della mente che sola ti permette di esprimere tutto il tuo potenziale.</p><p align="center"><font size="1"><i>&quot;Il fatto è che non è il pensiero che può risolvere un problema reale, ma soltanto l’azione.&quot;</i><br />G.C.Giacobbe (Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita)</font></p><br /><br />
 
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    <pubDate>Thu, 15 May 2008 16:57:26 +0200</pubDate>
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    <category>accettare</category>
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    <title>Essere sè stessi</title>
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            <category>La Via</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <br />
<p><a href="http://viasenzanome.com/archives/20-Zen-La-rana-e-lo-scorpione.html" title="Zen: la rana e lo scorpione">Essere</a> sè stessi è molto <a href="http://viasenzanome.com/archives/19-Introversi-il-coraggio-di-essere-se-stessi.html" title="Introversi: il coraggio di essere sè stessi">difficile</a>. La sfida che ognuno si trova ad affrontare è <strong>superare le proprie paure, inibizioni e condizionamenti per esprimere fino in fondo sè stessi</strong>. In definitiva è la millenaria lotta per la <em>libertà</em>. <strong>Libertà</strong> non solo dalle costrizioni che ci vengono dall'esterno, ma anche e soprattutto <strong>dalle limitazioni che ci poniamo da soli</strong>.</p><p /><p>Già, perchè in ogni contesto ci ritroviamo a &quot;modulare&quot; il nostro comportamento in base alla situazione in cui siamo. Se da una parte è una regolazione necessaria (basti pensare alle regole implicite che ci sono in ogni situazione, le cosiddette convenzioni sociali), dall'altra dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola dell'<em>analisi ossessiva</em> che porta con sè il marchio indelebile dell'insicurezza.</p><p><strong>Abbi fiducia in te e nella tua personalità, portala allo scoperto e manifestala in ogni cosa che fai senza paure o esitazioni, questo significa essere veramente liberi.</strong></p><br />
 
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    <pubDate>Sun, 11 May 2008 15:21:28 +0200</pubDate>
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    <title>Tenacia</title>
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            <category>La Via</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <br />
<p><!-- s9ymdb:63 --><img width="336" height="500" src="http://viasenzanome.com/uploads/guitar_heavy.jpg" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" /><br /><font size="1">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/notsogoodphotography/" title="nosogoodphotography su Flickr">notsogoodphotography</a></font></p><p>Sarebbe bello un mondo in cui ogni tuo desiderio possa avverarsi senza il minimo sforzo in un istante, un mondo in cui ti riesce sempre ogni cosa al primo colpo. Purtroppo (o per fortuna) non viviamo in questo mondo ideale, <strong>nel mondo reale molto spesso per le cose che veramente contano occorre spendere fatica e tempo considerevoli.</strong></p><p><strong>Chi si arrende subito e non ha la disciplina per INSISTERE nonostante le difficoltà raramente otterrà risultati degni di nota</strong>. Ma attenzione, tenacia significa costanza nel perseguire con tutte le proprie forze uno scopo, non tentare cocciutamente qualcosa che non funziona ancora e ancora sperando che l'esito cambi. Anche qui, come in moltissime altre occasioni, troviamo un preziosissimo criterio guida: l'EQUILIBRIO.</p><p>Se vuoi ottenere qualcosa (per esempio una nuova capacità) tenta in un modo, <strong>se non riesci insisti e se dopo qualche tentativo è chiaro che la strada è sbagliata cambia strategia ma continua con tenacia a perseguire il tuo scopo senza farti scoraggiare dalle avversità.</strong></p><p>Quella della tenacia è una virtù che si applica in ogni campo della vita e può essere appresa fin da bambini attraverso discipline come lo sport, la musica, le arti marziali (Kung Fu significa &quot;duro lavoro affrontato con dedizione&quot;). Discipline in cui è necessario impegnarsi, faticare, provare e riprovare fino a raggiungere quella che solo pochi riescono anche solo a sfiorare: la Maestria.</p><br />
 
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    <pubDate>Thu, 24 Apr 2008 19:42:45 +0200</pubDate>
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    <category>agire</category>
<category>determinazione</category>
<category>difficoltà</category>
<category>disciplina</category>
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    <title>Qualcuno con cui parlare</title>
    <link>http://viasenzanome.com/archives/78-Qualcuno-con-cui-parlare.html</link>
            <category>Psicologia</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <p><!-- s9ymdb:62 --><img src="http://viasenzanome.com/uploads/dont-do-it.jpg" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px; width: 413px; height: 297px;" /></p><p><br />
Un'altra di quelle cose ovvie per qualcuno, e totalmente oscure ad altre: <strong>parlare con qualcuno delle proprie preoccupazioni può essere di grande conforto.</strong><br />
<br />
</p><p>Personalmente la mia tendenza (ancora adesso perlopiù) è quella di cavarmela da solo senza coinvolgere altre persone, solo dopo molto tempo ho capito che <strong>anche per il solo fatto di parlarne i problemi si ridimensionano da soli</strong>, senza contare l'importante fatto che una persona fidata può consigliarti. <br />
<br />
</p><p><strong>In generale, la tendenza a tenersi dentro i problemi è comune tra gli uomini mentre le donne tendono ad aprirsi con gli altri</strong>. Da un punto di vista biochimico questo è dovuto al fatto che l'ossitocina (l'ormone dello stress che ha un effetto calmante e spinge a cercare gli altri) è prodotta in quantità maggiore dalle donne. Non solo, gli estrogeni (gli ormoni sessuali femminili) accentuano l'effetto dell'ossitocina, mentre gli androgeni (gli ormomi sessuali maschili) invece ne limitano l'efficacia.<br />
<br />
</p><p>In ogni caso l'efficacia del conforto di persone care è indubbio, per cui <b>anche se sei il classico lupo solitario sappi che hai questa grande opportunità se lo desideri. <br />
</b></p> 
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    <pubDate>Tue, 22 Apr 2008 20:02:32 +0200</pubDate>
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    <category>comunicare</category>
<category>psicologia</category>

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    <title>La zuppa calda</title>
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            <category>La Via</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
    <content:encoded><![CDATA[
    <br />
<p><!-- s9ymdb:61 --><img width="408" height="300" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/chinese_soup.jpg" /><br /><font size="1">Foto di <a title="rick su Flickr," href="http://www.flickr.com/photos/spine/">rick</a></font></p><p>Un giorno, due viaggiatori affamati si fermarono ad una locanda e ordinarono da mangiare. Si sedettero l'uno di fronte all'altro e poco dopo arrivarono due ciotole di zuppa fumante. <br /><br />Il primo assaggiò una cucchiaiata di zuppa, disse: &quot;squisito!&quot; e continuò a mangiare con entusiasmo. Il secondo invece, quando assaggiò la prima cucciaiata pensò: &quot;squisito&quot;, ma invece di mangiare e godersi il suo cibo si mise a rimuginare su come era stata preparata quella zuppa: &quot;probabilmente sono gli ingredienti di prima qualità, ma potrebbe essere anche stata la preparazione, forse entrambe le cose. Anche il tipo di legno della ciotola potrebbe contribuire al darle questo gusto&quot;, a quel punto si mise a osservare la ciotola. &quot;La temperatura sembra ottimale a diffondere il suo profumo e solleticare anche l'olfatto e non solo il gusto. Mi domando se il riuscire a catturare tutti i sensi sia la chiave per un Piatto Perfetto.&quot;<br /><br />Il primo viandante finì la sua zuppa, si pulì la bocca e appoggiandosi allo schienale della sedia con un'espressione soddisfatta guardò l'amico di fronte a sè: aveva l'espressione assorta e la ciotola mezza piena era ormai fredda. &quot;Mio buon amico, perchè non hai finito la tua zuppa?&quot;, e l'altro rispose &quot;Oh! Beh, ormai si è raffreddata, peccato. Stavo pensando al gusto di questa squisita zuppa, tanto che mi sono persino dimenticato la fame!&quot;.<br /><br />Il primo viandante scosse la testa, un sorriso affiorò sul suo volto &quot;vedi caro amico, il tuo problema è che pensi troppo. Sei talmente preso dai tuoi pensieri che ti lasci sfuggire la realtà tra le dita come fosse sabbia, come puoi capire il mondo se non gli presti attenzione? Voglio darti un consiglio prima che me ne vada a dormire: prima devi SENTIRE, poi CAPIRE.&quot; Il pensieroso rimase a bocca aperta mentre il suo compagno di viaggio si alzò dalla tavola... </p><br />
 
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    <pubDate>Mon, 21 Apr 2008 18:58:05 +0200</pubDate>
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    <category>la via</category>
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    <title>Azione e Stato</title>
    <link>http://viasenzanome.com/archives/76-Azione-e-Stato.html</link>
            <category>Psicologia</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <br />
<p>Con stato intendo il tuo stato psico-fisico, come ti senti, il tuo umore e tutto il resto. Sarai d'accordo con me quando dico che il tuo stato interiore influenza tutto quello che fai: se stai bene con te stesso e sei di buon umore hai una marcia in più nel fare quello che devi, mentre se sei depresso o di malumore invece sarai meno avvantaggiato.</p><p><b>Se da una parte lo stato influenza l'azione, l'azione non dipende dallo stato</b>. Per alcuni può suonare ovvio, per altri (compreso me) è una distinzione che non era molto chiara. Il rimandare qualcosa perchè non ci si sente &quot;in vena&quot; molte volte è solo una scusa per crogiolarsi nell'apatia. O almeno, è vero per me.   </p><br />
 
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    <pubDate>Fri, 18 Apr 2008 18:56:54 +0200</pubDate>
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    <category>agire</category>
<category>consapevolezza</category>
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<category>psicologia</category>

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    <title>Amare l'imperfezione</title>
    <link>http://viasenzanome.com/archives/74-Amare-limperfezione.html</link>
            <category>La Via</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
    <content:encoded><![CDATA[
    <br />
<p><!-- s9ymdb:60 --><img width="408" height="266" src="http://viasenzanome.com/uploads/imperfection.jpg" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" /><br /><font size="1">Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/inalaf/" title="Inalaf su Flickr">Inalaf</a></font></p><p>Quale integerrimo perfezionista, la possibilità di amare l'imperfezione era chiaramente inconcepibile. Tuttavia molto spesso mi sentivo frustrato, mi perdevo in particolari di poco conto e riuscivo a concludere ben poco laddove altri riuscivano a cavarsela senza troppi problemi. Riflettendoci ho capito ad un certo punto che <b>il problema era la mia inflessibilità</b>.</p><p><b>La mia tendenza è sempre stata l'inseguimento della &quot;<i>big picture</i>&quot;, della visione d'insieme</b>. Infatti in ogni momento quello che mi ritrovo a fare è cercare di generalizzare ogni mio pensiero per estrarne dei modelli e delle leggi &quot;universali&quot;. Questo naturalmente a volte mi genera confusione perchè non è affatto facile raggiungere questa visione d'insieme, soprattutto all'inizio quando si hanno pochi elementi su cui lavorare. <b>E da qui la frustrazione del non riuscire a capire, dell'avere per le mani tanti pezzi di un puzzle senza sapere come metterli insieme. </b></p><p>La frustrazione a lungo andare mi ha spinto a interrogarmi su questo mio modo di pensare, e allora mi sono accorto che per un buon 90% del tempo occorre lavorare con modelli e visioni incomplete del mondo. <b>Se volevo migliorare la situazione dovevo imparare a muovermi nell'imperfezione, in altre parole ad accettarla.</b></p><p><b>E questa consapevolezza è stata una</b> <b>liberazione</b>. </p> 
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    <pubDate>Fri, 18 Apr 2008 09:49:31 +0200</pubDate>
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    <title>Dove sono finito?</title>
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            <category>La Via</category>
    
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    <author>nospam@example.com (Manuel)</author>
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    <br />
<p><!-- s9ymdb:59 --><img width="449" height="330" style="border: 0px none ; padding-left: 5px; padding-right: 5px;" src="http://viasenzanome.com/uploads/who_are_you.jpg" /><br /><font size="1">Foto di <a title="Mayr su Flickr" href="http://flickr.com/photos/mayr/">Mayr</a></font></p><p>La verità è questa: non sono uno scrittore, nè un poeta, nè un pittore, uno scultore o un musicista. Ma sono un artista e il mio mezzo d'espressione è la vita stessa. <br /><br />Io sento, penso e imparo molto giorno per giorno. Se guardo a com'ero pochi anni fa c'è stato uno sviluppo meraviglioso che mi rende fiero. Certo non sono neanche lontanamente perfetto, ma anche questo è uno stimolo per continuare su questa strada.<br /><br />Vedi, potrei scrivere oggi stesso un bel pò di post su argomenti pratici quali la produttività personale, la realizzazione dei propri obbiettivi, la crescita personale, l'apprendimento o anche su argomenti decisamente più impegnati come discussioni sull'essenza della realtà e dell'esperienza. Perchè non lo faccio? Perchè quello a cui penso difficilmente si presta a essere espresso con le parole, e nel momento stesso in cui tento di formularlo ecco che diventa incomprensibile e, francamente, inutile. Sarebbe come voler spiegare un quadro o un saggio di danza a parole e aspettarsi di riuscire a trasmettere lo stesso messaggio con la stessa intensità.</p><br />
 <br /><a href="http://viasenzanome.com/archives/73-Dove-sono-finito.html#extended">Continua a leggere "Dove sono finito?"</a>
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    <pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:43:38 +0100</pubDate>
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